Hollow è l’album d’esordio degli israeliani Tomorrow’s Rain: questo dato può far pensare a una band inesperta ma in realtà il gruppo proveniente dalla capitale Tel Aviv è stato fondato all’inizio del secolo dal vocalist Yishal Sweartz e dopo diversi anni trascorsi a esibirsi dal vivo, accompagnando le maggiori realtà internazionali della scena gothic death doom, solo ora ha trovato le condizioni ideali per uscire con un lavoro in cui, al di là del valore intrinseco delle tracce, spiccano i nomi degli ospiti chiamati a parteciparvi. In Hollow infatti, troviamo tra gli altri Aaron Stainthorpe (My Dying Bride), Greg Mackintosh (Paradise Lost), Sakis Tolis (Rotting Christ), Kobi Fahri (Orphaned Land), Fernando Ribeiro (Moonspell), Mikko Kotamaki (Swallow The Sun), Jeff Loomis (ex-Nevermore) e Spiros Antoniou (Septicflesh).

Un tale spiegamento di forze ha il solo difetto di rischiare di spostare l’attenzione in ogni brano sull’ospite di turno, mettendo in secondo piano l’oggettiva bontà di canzoni allo stesso tempo emozionanti, malinconiche ed orecchiabili. Tra queste spiccano Fear, dominata dal dolente canto di Stainthorpe, In The Corner Of A Dead End Street con la coppia Tolis-Mackintosh e il grande assolo di quest’ultimo nel finale, e Misery Rain con l’apporto vocale misurato ma fondamentale di Ribeiro e Kotamaki a infiorettare un brano davvero splendido.

Insomma, Hollow è un album che si fa apprezzare dalla prima all’ultima nota, con il suo oscillare tra le ruvidezze death doom ed importanti pulsioni gothic; in conclusione è da citare anche la cover della famosa The Weeping Song di Nick Cave (chi colpevolmente non la conoscesse si vada a ripescare l’impagabile video con il genio australiano e Blixa Bargeld abbigliati da preti alticci alla deriva su una barca) qui riproposta con il supporto essenziale della voce di Kobi Fahri, la figura più importante per distacco della scena metal israeliana. Ai Tomorrow’s Rain non resta altro che dare continuità a questo magnifico esordio, magari provando a fare il tutto senza aiuti esterni sempre graditi ma talvolta fuorvianti per chi ascolta.

2020 – AOP Records