Quando si ha a che fare con un musicista poliedrico come Déhà la difficoltà maggiore non è tanto quella di riuscire a stare al passo con le numerose uscite che lo vedono protagonista bensì quella di stabilire quale possa esser il migliore tra tutti i suoi progetti.

La scelta è molto difficile e se, da grande appassionato di funeral, la mia risposta istintiva opterebbe per gli Slow, non posso però negare che in realtà l’incarnazione che mi ha maggiormente emozionato nel corso di questi anni è stata quella denominata Imber Luminis.

Benché l’impronta di base sia sempre stata quella di un depressive black atmosferico, la realtà è che nei dieci anni di attività con questo moniker l’artista belga ci ha mostrato diverse sfaccettature della sua ispirazione: il violento impatto demotivo di album magnifici come Nausea e Contrasts ha lasciato spazio recentemente alla rielaborazione di tracce provenienti dai primi demo, consentendoci di ascoltare prima la messa in scena di un lavoro di insostenibile intensità come Same Old Silencies e ora, invece, le atmosfere malinconiche e sognanti di Fletus, revisione della singola traccia contenuta nel primissimo demo e, a detta dello stesso Déhà, una sorta di chiusura di un cerchio in questa prima fase della storia degli Imber Luminis, in procinto di trasformarsi in una band vera e propria dal progetto solista che è sempre stato finora.

Post metal, ambient, sprazzi di dark wave (nel finale certi assaggi chitarristici riportano a Disintegration) conducono Fletus a raggiungere lo stesso traguardo di Same Old Silences percorrendo una strada diversa, meno lastricata di spine e sofferenza e avvolta piuttosto nel sudario di un dolore ineluttabile e soffuso, quasi impalpabile

Il tema portante che si reitera lungo i quaranta minuti del brano non è un limite ma è il veicolo che fa montare lentamente una marea emotiva che ci sommergerà, dandoci pace almeno finché non si ritirerà lasciandoci nuovamente nudi ed esposti a tutto il male di vivere che incombe su ciascuno, consapevolmente o meno.

Ennesima grande prova di un musicista per il quale ho esaurito gli aggettivi.

2020 – Musical Excrements