Anche se il suo percorso musicale è iniziato a Dallas, Jacobo Córdova è uno dei maggiori esponenti della scena metal messicana, almeno per quanto riguarda la parte estrema in virtù di quanto fatto con i Majestic Downfall, nati come progetto solista e giunti oggi, con le sembianze di band completa di tutti i tasselli, al sesto lavoro su lunga distanza.

Il death doom proposto da Jacobo agli esordi mostrava già qualche propensione melodica senza essere mai stato comunque catalogabile a tutti gli effetti in quella frangia del genere, e infatti anche oggi sembra emergere un’indole più virata verso il death e quindi arcigna e martellante, che conserva del doom i mortiferi rallentamenti disseminati lungo quattro lunghissime tracce.

La competenza di Córdova nel maneggiare la materia non è in discussione, così come la sua capacità di somministrare agli ascoltatori un lavoro dalle consistenti dimensioni senza tracimare ma in Aorta viene mostrato, nel complesso, un leggero calo a livello di intensità e ispirazione rispetto agli album precedenti (manca un brano trainante come poteva essere Veins in Waters Of Fate) e, soprattutto, a quella mezz’ora abbondante di musica offerta nel 2014 in occasione dello split con i The Slow Death che resta, a mio parere, uno dei momenti più alti dell’intera discografia dei Majestic Downfall.

Ciò detto, Aorta è un’opera che fa la sua bella figura, con menzione d’obbligo per la notevole title track, e consolida la rilevanza del musicista messicano all’interno del sottogenere, grazie all’invidiabile livello medio raggiunto dalla sua proposta nel corso di quasi quindici anni di carriera all’insegna di una non scontata coerenza artistica.

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