Il percorso stilistico degli spagnoli Dantalion rappresenta qualcosa di non troppo usuale in ambito estremo: partiti nel primo decennio del secolo come band dedita a un black metal atmosferico e dai tratti sovente vicini al depressive, dopo quattro buoni full length un rimpasto alla formazione spingeva i due fondatori Brais e Villa a virare verso un death doom decisamente ben eseguito ma con un pizzico di intensità in meno rispetto a quanto fatto nel genere di elezione.

Ne scaturivano due opere di buon livello come Where Fear Is Born (2014) e .​.​.​And All Will Be Ashes (2016) che portavano i Dantalion a battere territori non così lontani da quelli dei connazionali Helevorn, Evadne e Autumnal, pur lasciando percepire nello sviluppo del sound il loro diverso background.

Con The Seventh Wandering Soul (2017) il black metal tornava a caratterizzare il sound del gruppo galiziano senza che venissero del tutto cancellate le sfumature doom, ma il definitivo ritorno alle origini viene completato ora con Time to Pass Away, favorito anche dal il ritorno in line up del primo vocalist Sanguinist (sui tre album sopra citati il microfono era invece affidato a Diego, con il suo più canonico growl).

I Dantalion tornano così a ripercorrere le traiettorie che meglio conoscono, esibendo un sound ficcante, intenso e trascinante in ogni frangente, in un ambito stilistico che li vede probabilmente ai vertici in patria e allo stesso tempo continuando a rivolgersi a una fascia di ascoltatori sufficientemente aperta a entrambe lo sonorità mostrate in quindici anni di carriera.

Brani travolgenti come The Relentless Shadow e From Consciousness To The Grave non fanno prigionieri anche grazie alla prestazione vocale di Sanguinist, in certi frangenti prossima al parossismo, e a un lavoro d’insieme pregevole e sempre asservito a un’idea melodica in grado di fare la differenza.

2021 – Darkwoods

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