Stereotipi. Chi osservasse le foto promozionali dei Cult Of Decay, vedendo un losco figuro accompagnato a una gentile donzella con l’abbinamento al marchio gothic doom, si aspetterebbe la classica versione più o meno riuscita di quanto già abbondantemente fatto dai Draconian. Poi, quando parte Through The Dawn, lavoro d’esordio di questo duo russo, ci si accorge che di voci edulcorate non ce ne sono tracce, dato che l’angelica Ragna Ulv esibisce per lo più un growl che fa invidia a non pochi colleghi maschi.

Questo conduce così all’ascolto di un album certamente derivativo ma ricco di validi spunti, melodici e non, forse ancora da focalizzare nei suo diversi aspetti, con le parti estreme che si rivelano di norma meno incisive di quelle più atmosferiche in cui il buon Alex Gore mostra più di un passaggio chitarristico interessante.

Nel complesso l’opera prima del duo di San Pietroburgo si rivela abbastanza convincente, anche se la strada per raggiungere posizioni di riguardo in ambito death doom melodico è ancora piuttosto lunga.

2021 – Autoprodotto