Ogni album dal vivo offre chiavi di lettura molteplici a seconda dei punti di osservazione: se per le band e le etichette si tratta prevalentemente di un’utile operazione commerciale, buona per riempire periodi di prolungato silenzio o per trainare in qualche modo l’uscita di un nuovo lavoro, per i fans si rivela spesso l’occasione di ascoltare una sorta di greatest hits di uno dei propri gruppi preferiti anche se, come sempre accade quando ci si reca fisicamente ai concerti, la scelta della scaletta non lascia necessariamente tutti d’accordo.
Da seguace della prima ora dei Swallow The Sun, se avessi avuto la fortuna di partecipare al concerto tenutosi il 26 febbraio del 2020 al Tavastia Club di Helsink, ne sarei uscito certamente soddisfatto ma, allo stesso tempo, con più di qualche perplessità riguardante la selezione dei brani proposti.
La prima metà del concerto è infatti interamente dedicata al disco 2 del mastodontico triplo Songs From The North, quello per intenderci interamente acustico che, pur assumendo nella sua veste live una profondità superiore a quanto espresso su disco, è un qualcosa di ben lontano per intensità dal sound peculiare e più riconosciuto della band di Jyväskylä, anche se poi, a ben vedere, il più recente When A Shadow Is Forced Into The Light è sembrato trarre più di uno spunto da questo approccio intimista e soffuso. Chiusa questa lunga parentesi, i restanti brani, secondo quanto dichiarato dalla band, sarebbero stati scelti in base a un referendum promosso sui social media invitando gli appassionati a indicare un brano rappresentativo di ciascuno dei restanti full length, con il prevedibile risultato di favorire l’inclusione dei brani più orecchiabili e non di quelli più rilevanti e impattanti dal punto di vista emotivo.
Il fatto è che, come già accennato in precedenza riguardo al disco del 2019, i Swallow The Sun odierni sono ben lontani da quelli degli esordi, non tanto da un punto di vista prettamente qualitativo bensì da quello del sottogenere offerto; infatti, il death doom melodico aspro e drammatico di The Morning Never Came che esplodeva nelle casse con Through Her Silver Body, sublimandosi nel brano capolavoro della band, Out Of This Gloomy Light, è oggettivamente lontano dal gothic doom soffuso a cui la band è approdata negli ultimi anni, quasi che la rabbiosa reazione al dolore del passato si sia stemperata in una forma di malinconica introspezione, a cui potrebbe non essere estranea l’incompiuta elaborazione del lutto per la perdita dell’amata Aleah da parte di Juha Raivio, compositore principale del combo.
Infine, se anche togliendo la parte dedicata a Songs From The North il cantato pulito si rivela preponderante rispetto all’utilizzo di tonalità estreme da parte di Mikko Kotamäki, è prevedibile che la piega presa dal sound dei Swallow The Sun sia difficilmente passibile di una futura revisione e, in ogni caso, una risposta attendibile l’avremo tra qualche mese, quando verrà pubblicato l’ottavo full length il cui titolo programmato è Moonflowers; nel frattempo, ribadendo l’oggettivamente elevato valore artistico di questo live, non mi resta che rivolgere un sentito “kiitos” a quella che resta una delle mie band predilette di sempre, a prescindere dagli sviluppi stilistici per i quali riterrà di optare.

2021 – Century Media Records