Se è vero uno dei motivi principali che mi hanno spinto a parlare di questo ep d’esordio dei Memorandum è il fatto che si tratta del progetto funeral di un musicista che ha da poco compiuto 17 anni, non si può nascondere che la proposta mostra diversi spunti di interesse a prescindere da questioni meramente anagrafiche.

Nonostante la “tenera” età, Caleb Simard è già molto attivo all’interno della scena estrema del Quebec, per cui non stupisce il fatto che Menhirs​.​.​. Affres sia un prodotto tutt’altro che acerbo, per quanto perfettibile in più parti.

L’approccio alla materia è tipicamente quebecoise, i quanto trae linfa da quella frangia del funeral che non lascia eccessivo spazio a divagazioni melodiche, partendo dai capostipiti Longing For Dawn per passare ai redivivi Krief De Soli e ai più recenti Atramentus; i due brani, ugualmente validi, mostrano un andamento differente: infatti, mentre L’Inexplicable Pigment De La Voûte Céleste (Décris D’Un Contexte Nihiliste Et Privé De Vue) si trascina in maniera lineare e tutto sommato efficace mantenendosi all’interno dell’ortodossia del genere, …Et Les Piliers De Moi Même M’Erode vive di una certa irrequietezza che porta a diversi cambi di scenario risultando a suo modo più coraggioso ma anche molto più frammentario e quindi difficilmente digeribile.

E’ naturale, del resto, che un musicista così giovane non si faccia problemi di sorta nel lasciarsi andare a qualche divagazione e pazienza se questo va a scapito dell’invidiabile compattezza mostrata invece nel brano d’apertura. A livello di consuntivo e al netto di tutte le tare applicabili al giudizio, l’esordio targato Memorandum si rivela molto promettente anche se è evidente che il bravo Caleb, evaporata la comprendibile esuberanza post adolescenziale, dovrà necessariamente focalizzarsi su pochi e meglio definiti progetti, dei quali mi auguro possa far parte anche questo di matrice funeral.

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