Si erano perse da diversi anni le tracce degli interessanti Futility, band australiana dedita a un death doom di buonissima fattura e ben inserito nel solco della tradizione del genere.
A tredici anni dal primo full length auto intitolato e a nove dal secondo The View From Here, il gruppo oggi guidato dal bassista e cantante Brendan De Boer e dal chitarrista Kurt Neist torna con Anhedonic, lavoro che mantiene ben salde le radici del sound nei primi anni novanta, quando la strada maestra del genere veniva spianata da Anathema e My Dying Bride.
Proprio questi due seminali gruppi paiono fungere da punto di riferimento a livello compositivo, e non si tratta solo di una naturale sensazione ma è suffragata da fatti oggettivi come lo sono, per esempio, l’utilizzo sapiente e struggente del violino in A Visceral Melancholia e la cover di Sleepless, traccia guida dell’album d’esordio della band dei fratelli Cavanagh.
Ovviamente nel tutto confluisce una tradizione del doom estremo australiano non trascurabile, se consideriamo che ha dato vita ai più fedeli ed efficaci discepoli di Stainthorpe e soci (i Cryptal Darkness), a una delle più importanti funeral band della storia (Mournful Congregation) nonché a una delle più efficaci interpretazioni odierne del death doom melodico rinvenibili alla voce The Slow Death / Illimitable Dolor; a proposito, proprio da questi ultimi proviene il secondo chitarrista Matthew Newton, mentre a completare il quartetto c’è un batterista di grande esperienza come Dan Nahum. Con tutti i tasselli al loro posto, i Futility propongono circa quaranta musica convincente, efficace nei momenti più malinconici ma tutt’altro che deficitaria quando le lancette del tachimetro schizzano verso l’alto, andando rivangare con competenza le sfuriate di matrice death che certo non mancavano negli primi album dei citati maestri britannici.

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