L’irlandese Kevin Byrne continua imperterrito a proporre un sound trascinante e travolgente con il suo progetto solista giunto al quinto full length in sette anni.
Benché venga etichettato, per qualche misterioso motivo, come symphonic death doom fin dal primo album Propaganda Dream Sequence, in realtà il sound dei Sonus Mortis è sempre stato definibile a buon titolo come un ottimo black death melodico, magari con qualche sfumatura industrial più o meno accentuata a seconda delle occasioni ma privo di quei rallentamenti ritmici idonei all’inserimento nel novero della musica del destino.
Poco male, visto che perlomeno il tuto diviene un pretesto per poter parlare di un musicista che seguo dai suoi esordi e che ho sempre apprezzato per il suo approccio totalmente al di fuori di schemi e circuiti commerciali (tutti gli album del nostro sono rigorosamente autoprodotti); non solo questo regala a Past Lives il diritto di cittadinanza su queste pagine: il fatto è che l’interpretazione del genere di Byrne è come sempre coinvolgente e, una tantum, una lunghezza complessiva sensibilmente ridotta rispetto alle abitudini contribuisce a rendere l’opera molto più appetibile per chiunque vi si voglia avvicinare.
Questo è il classico album da mettere a tutto volume in macchina mentre si guida di notte in autostrada immersi nelle nebbie padane: la garanzia di restare svegli è totale e se le melodie e i ritmi incessanti prodotti da Byrne non riescono a smuovere adeguatamente cuore e muscoli significa che chi è all’ascolto è già morto prima ancora di andarsi schiantare contro un guard rail per un colpo di sonno.

2021 – Autoprodotto