Gli Hooded Menace sono sempre stati a loro modo un’anomalia all’interno della scena death doom finlandese, optando per un sound dai tratti aspri e orrorifici, con più di un sguardo alle sfumature classiche e comunque tutt’altro che orientato al versante più drammatico ed emotivo come fatto da molte band connazionali.
Giunto con The Tritonus Bell al sesto full length in poco meno di quindici anni, il gruppo guidato da Lasse Pyykkö è pervenuto col tempo a uno stile in qualche modo più ammiccante, ottimamente espresso e sintetizzato in quest’ultimo lavoro in cui le pulsioni heavy si mescolano sapientemente con i riferimenti piuttosto marcati ai Paradise Lost dei primi anni novanta. Tutto ciò non è affatto sinonimo di scarsa originalità perché l’abilità degli Hooded Menace risiede proprio nell’essere in grado di manipolare con disinvoltura e credibilità sonorità ben radicate nel secolo scorso. A esemplificare le due anime che pervadono il sound della band finnica sono altrettanti brani che, a ben vedere, si collocano stilisticamente agli estremi: infatti, se Blood Ornaments riporta al passato dei maestri britannici del gothic doom (epoca Shades Of God), la conclusiva Instruments Of Somber Finality (la versione boxed set in realtà viene chiusa dalla cover di The Torture Never Stops degli W.A.S.P.) è un breve strumentale dai tratti quanto mai classici ed esaltati da un pregevole lavoro della chitarra solista; tutto quanto sta nel mezzo è di grande qualità e giustifica pienamente il gradimento da parte del pubblico nonché i costanti riscontri positivi della critica per gli Hooded Menace.

2021 – Season Of Mist