A differenza di quanto facciamo noi italiani che, a forza di compromessi, revisionismi e acrobatiche riabilitazioni, stiamo per rendere inoffensiva la memoria del fascismo, ridando fiato e legittimità a chi vuole riaffermare in maniera subdola un’ideologia perdente, i tedeschi non sono mai riusciti a venire del tutto a patti con le atrocità del nazismo tanto che, a parte qualche persistente frangia nostalgica, ancora oggi l’Olocausto è una ferita perennemente aperta nella coscienza di ciascuno. Per questo non stupisce che proprio dalla Germania provenga questo progetto denominato Course For Chaos, con cui il musicista berlinese Emil Fritz si incarica di spargere ulteriore sale su quelle ferite affinché le pagine più nere della storia dell’umanità non vengano consegnate all’oblio.
Per farlo Fritz sceglie quale veicolo musicale il doom, il genere del metal che meglio sa evocare gli eventi più funesti dell’esistenza, accompagnando per una mezzora scarsa con dolenti e aspre note una drammatica storia ispirata alla figura dell’attivista ebrea polacca Gusta Dawidson Draenger, alias Justyna. Se talvolta capita che in certi album le parole possano sovrastare per importanza la musica, in Widerstand! i due aspetti non solo assumono pari dignità ma si intrecciano con una veemenza alla quale non ci può sottrarre.
L’opera di Fritz, che si fa aiutare da un manipolo di musicisti di valore, oltre che da un attore professionista per le parti recitate (tutti costoro utilizzano uno pseudonimo), acquista chiaramente un peso specifico per i suoi contenuti lirici, e non potrebbe essere diversamente, ma fa piacere che, per una volta, il doom venga utilizzato per dare voce a chi non può più denunciare gli orrori di un periodo storico appartenente a un passato molto meno remoto di quanto si tenti di far credere .

2020 – Autoprodotto