I The Maledict sono una band australiana invero poco nota fino ad oggi, nonostante sia attiva già da diversi anni e con Remembrance giunga al proprio terzo full length. I precedenti Dread (2015) e Return To Gehenna (2019) erano passati sotto traccia benché fossero lavori tutt’altro che trascurabili, specialmente il primo in cui si intravedevano già alcuni elementi che sarebbero emersi nel nuovo disco, a differenza del secondo in cui la matrice death del sound era decisamente preponderante. Tralasciando quanto è stato e occupandoci dell’attualità, con questo ultimo lavoro siamo al cospetto di un’opera di grande valore, al netto di qualche particolare migliorabile, soprattutto per quanto concerne alcuni passaggi cantati con voce pulita. Per il resto Rembembrance è un’opera varia, capace di esibire ruvidezze death come in passato ma amalgamandole a un sound melodico e malinconico senza che il tutto finisca per apparire neppure troppo derivativo. Dovendo necessariamente sbilanciarmi in un paragone trovo nei The Maledict qualcosa dei Marche Funebre nei momenti più ruvidi, il che non è certo un male visto il livello raggiunto dai belgi con il loro ultimo Einderlicht, mentre gli slanci emotivi riportano alla scuola del death doom statunitense più arioso capeggiata dai Daylight Dies. Il quintetto dello stato del Victoria non si risparmia e regala quasi quasi settanta minuti di buona intensità e con idee chiare dal punto di vista dell’approccio melodico, cercando con buon successo di conferire a ogni brano una forma canzone ben definita e senza che ciò collida con la considerevole lunghezza di ciascuno. Detto che, per gusto personale, preferisco i brani più rallentati e struggenti, Remembrance è un lavoro che si fa apprezzare nel suo complesso rivelandosi una gradita sorpresa, specialmente per chi vi si avvicinasse con ancora nelle orecchie il furioso death tecnico esibito solo due anni or sono in Return To Gehenna.

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