Poco più di due anni fa chiudevo con queste parole la recensione di Reveries, scritta per MetalEyes (con il senno di poi, si sarebbe rivelata anche una delle ultime a essere pubblicate prima della chiusura della webzine): Reveries è un’opera che al primo colpo si mette in scia delle migliori band del settore e ci si augura, a questo punto, che non resti l’abbagliante manifestazione di un progetto estemporaneo ma che costituisca, semmai, il primo passo di una band di grande spessore in grado anche di portare anche dal vivo la propria splendida musica. Sono ben felice che i miei auspici si siano avverati: i Ghostheart Nebula, partiti fondamentalmente nel 2017 come un progetto solista di Nick Magister, passando appunto per un ep di assaggio che, come visto, conteneva già tutti i prodromi dell’opera definitiva, si sono trasformati in una band capace oggi di riscrivere le gerarchie del death doom nazionale e, soprattutto, di dare alle stampe un album meraviglioso che, per peso artistico e potenziale evocativo, equivale nel 2021 quello che è stato Beyond The Shores degli Shores Of Null l’anno scorso. Ascension rappresenta l’epifania di una realtà che non ha nulla da invidiare alle più celebrate band europee o americane; ogni nota dell’album trasuda una malinconia che pare sempre sul punto di trascendere in un’ineluttabile disperazione, prima di incanalarsi in uno sviluppo melodico che lascia attoniti per i picchi emotivi in grado di raggiungere. Tutto ciò si concretizza con la creazione di un sound personale e a suo modo vario, cupo e lacerante nei primi brani per culminare nel capolavoro The Cage, traccia impreziosita nel finale da uno strumento atipico come il theremin maneggiato dall’ospite Jon Liedtke, e aprirsi leggermente in senso atmosferico nella trilogia che dà il nome all’album, complice l’apparizione in Pt. I Cosmic River di Gogo Melone, la cui voce per una volta non induce la band che ne sfrutta le doti a spostare le coordinate sonore vicine ai suoi Aeonian Sorrow ma viene asservita alla scrittura di Nick Magister, rendendo il risultato ancora più evocativo e toccante (va aggiunto che un’altra bella voce femminile, quella di Lucia Amelia Emmanueli, fa bella mostra di sé nell’opener Mira). Maurizio Caverzan si conferma un vocalist eccellente nell’alternare growl e scream senza tentennamenti, mentre il buon Bolthorn (Giovanni Feroldi) con il suo basso trova l’ideale sponda ritmica nel neo entrato batterista Federico Leone (Black Rage); infine non va trascurato anche l’ingresso di un secondo chitarrista come l’esperto Aron Corti che contribuisce a rendere più compatto il sound e che si rivelerà senza dubbio decisivo in tal senso anche in sede live.  Purtroppo temo che questi bravi musicisti lombardi, per ottenere un meritato riscontro commerciale, dovrebbero prendere la cittadinanza finlandese e allora da quelle parti magari Ascension battaglierebbe nelle parti alte delle charts nazionali con i vari Marianas Rest, Kaunis Kuolematon e con gli stessi Swallow The Sun; nelle nostre più tiepide lande il destino è quello di far commuovere qualche attempato cantore del genere come il sottoscritto e pochi altri, ma ciò avviene con la consapevolezza di aver inciso un album che trova pochi eguali quest’anno. Qui c’è musica scritta con cuore e  passione, rivolta a quegli irriducibili alla costante ricerca di nuovi nomi e album da scoprire e supportare, dando la priorità al contenuto dei dischi piuttosto che al nome della band che campeggia in copertina. 

2021 – Black Lion Records