Nonostante nel 2016 avessi immaginato che i Burial Choir fossero un probabile progetto una tantum, Mikko Lehto, sempre accompagnato da Mika Havumäki, mi ha piacevolmente smentito dando un seguito dopo cinque anni al valido Iconoclast. The Eucharist of Martyrs è un album equivalente a una sorta di lectio magistralis sul funeral doom: un lavoro chitarristico lancinante e incessante tesse melodie struggenti che si vanno a intersecare con il growl e la consueta ritmica dalla lenta e ineluttabile cadenza. In sottofondo si colgono di tanto in tanto quelle campane a morto che già erano presenti in Iconoclast, a voler dare, semmai ce ne fosse stato ulteriore bisogno, un segnale di continuità rispetto a quel primo lavoro; la differenza è che in The Eucharist of Martyrs il tutto viene eseguito ancora meglio e smarrendo quel senso di estemporaneità che pervadeva a tratti l’album d’esordio. I Burial Choir suonano un funeral fortemente marchiato dalla loro terra d’origine, quindi dall’incedere penoso ma non disperato, sintomo di un diffuso sentore di morte a cui non c’è altra possibile reazione se non quella di una dolorosa ma composta accettazione. Considerando che The Eucharist of Martyrs anticipa di poco l’uscita del nuovo full length degli Skepticism, si può dire che il declivio autunnale del 2021 riconsegna saldamente alla Finlandia il ruolo di indiscutibile culla e fucina del funeral doom.

2021 – Fallen Temple