Cataleptic – The Tragedy

Nella stragrande maggioranza delle nazioni in cui si suona metal i Cataleptic sarebbero probabilmente una delle band di punta nel settore di loro competenza, il death doom melodico, ma essendo finlandesi la loro fama fino ad oggi è stata oscurata dai diversi nomi di peso, sia del passato che di epoche più recenti, capaci di portare in patria e non solo il sottogenere ai suoi massimi livelli. La band, fondata nei primi anni del secolo da Juha Karjalainen (batteria) e Sami Iivonen (chitarra e voce), appartenenti entrambi anche ai Solothus, ha provato a ritagliarsi un po’ di spazio nello scorso decennio con due full length, Strength Within (2011) e Forward (2017), passati piuttosto sotto silenzio e, in effetti, lo stesso rischio lo può correre anche quest’ultimo The Tragedy, in quanto nella sua prima metà i Cataleptic offrono un sound molto più orientato al death melodico, ben eseguito ma incapace di incidere in profondità; per fortuna le cose cambiano radicalmente a partire da Lost, quarto brano in cui la componente doom comincia a manifestarsi con decisione in coincidenza con una maggiore consistenza compositiva e un lavoro chitarristico non banale, dando così inizio a un crescendo che culmina con le due ultime e lunghe tracce, Recompense In Death e To Burn This World, decisamente agli antipodi per intensità rispetto al compitino proposto nei primi venti minuti del lavoro: il sound, infatti, si fa più vario, a tratti riflessivo, ricco di spunti melodici finalmente memorabili e intriso di quell’aura malinconica che è elemento fondante in opere simili. La bontà di questa mezz’ora finale “ricompensa” ampiamente (parafrasando il titolo del penultimo brano) la mancanza di sussulti mostrata all’inizio dell’album. I Cataleptic tendono ad essere più ruvidi dei Kaunis Kuolematon e più diretti rispetto ai Marianas Rest, ma concludere un album in crescendo, con i brani migliori posti in fondo alla tracklist, può essere un’arma a doppio taglio, perché io stesso dopo un veloce primo ascolto ero già orientato a liquidare The Tragedy come un’opera gradevole ma tutt’altro che imprescindibile; d’altro canto, così facendo si ha la certezza di lasciare buoni ricordi nell’ascoltatore più paziente ed applicato, anche se questo lavoro per il quartetto di Helsinki deve costituire l’ideale punto di ripartenza per focalizzare al meglio in questa direzione lo sforzo compositivo, pena la definitiva derubricazione nelle file di rincalzo del death doom.

2021 – F.D.A. Records