Clouds – Despărțire

Nonostante Daniel Negoe abbia raggiunto a inizio carriera una buona fama con gli Eye of Solitude, grazie a una serie di album magnifici tra cui spicca l’epocale Canto III, non c’è dubbio che la maggiore popolarità l’abbia ottenuta, forse anche contro ogni più rosea previsione, con i Clouds, progetto nato come una sorta di estemporaneo ensemble aperto a gran parte dei migliori musicisti doom europei ma poi, con il tempo, trasformatosi in una band con tutti i crismi, oggi totalmente formata da musicisti rumeni al netto di avvicendamenti sempre dietro l’angolo. I Clouds ci avevano lasciato l’anno scorso con Durere, un lavoro scritto di getto da Daniel sull’onda emozionale derivante dalla morte del padre, un’opera magnifica per un’emotività esibita senza filtri né particolari levigature al sound, per di più rinunciando alla consolidata collaborazione di ospiti di un certo nome. Il nuovo full length Despărțire, al contrario, appare molto più meditato e pianificato e, in tal senso, non è un caso se in due brani troviamo alla voce i due musicisti più noti di cui Neagoe si sia mai avvalso nel corso della storia dei Clouds: infatti, se in This Heart, A Coffin presta le sue evocative tonalità Mick Moss degli Antimatter, a donare la propria timbrica dolente a In Both Our Worlds The Pain Is Real c’è addirittura Aaron Stainthorpe, sorta di padre putativo con i suoi My Dying Bride per chiunque si cimenti con tali sonorità (senza dimenticare un terzo ospite come il già collaudato Mihu, protagonista a sua volta in The Door We Never Opened). A ben vedere, per assurdo, quelle due splendide canzoni non sono neppure le migliori della tracklist, a dimostrazione del fatto che lo status dei Clouds è ormai prossimo a quello raggiunto da questi grandi interpreti con le rispettive band, con il valore aggiunto che risiede nell’offerta di un funeral death doom atmosferico divenuto con gli anni sempre più personale e riconoscibile. Personalmente, però, ritengo che uno degli elementi peculiari di cui si è rivestito il sound del gruppo negli ultimi due lavori derivi dall’ingresso in formazione di Andrei Oltean, musicista che soffiando con perizia nei suoi legni conferisce un’aura struggente e allo stesso tempo ancestrale a composizioni in cui la chitarra, in fase solista, si segnala solo sporadicamente lasciando un importante spazio anche al violino. Tutto ciò rende nel complesso Despărțire un album dai toni per lo più rarefatti, preparatori ai sussulti che all’unisono supportano il sempre superbo growl del leader conducendo ogni brano al proprio picco emotivo. Del resto, basta ascoltare la traccia d’apertura Deepen This Wound per immedesimarsi nel ruolo della solitaria figura immortalata in copertina mentre rema senza una direzione apparente, a simboleggiare una partenza ma soprattutto il distacco (appunto Despărțire, in rumeno) dall’esistenza e dai suoi fallimenti. Quasi un’ora di ininterrotta commozione è il risultato dell’ascolto di un’opera di cristallina bellezza dalla prima all’ultima nota e dall’impatto emotivo a tratti insostenibile. L’espressione artistica dei Clouds è il nutrimento ideale per chi predilige un tramonto autunnale all’abbacinante luminosità delle giornate estive, attribuendo alla musica un ruolo che va ben oltre l’equivoca funzione di mero intrattenimento, per la sua inimitabile capacità di dare un senso anche ai momenti peggiori, quelli in cui tutto sembra essere irrimediabilmente perduto.

2021 – Autoprodotto