Éla – Éla

A dimostrazione del fatto che dedicarsi a certi generi in Italia non sia proprio l’ideale, se l’obiettivo è quello di ottenere un seppur minimo riscontro di pubblico, questo interessante lavoro d’esordio dei trentini Éla, pubblicato nello scorso giugno dalla Endless Winter, è passato sostanzialmente sotto silenzio ed è stato ignorato finora (salvo la meritoria eccezione di Metalhead) anche dalle non poche webzine di settore nazionali. Il problema, se così si può chiamare quello del bravo MarcoSg, compositore, vocalist, chitarrista nonché fondatore degli Éla, è quello di proporre un death doom che non possiede quegli appigli ammiccanti in grado di solleticare il palato del già risicato numero di appassionati che abitualmente segue il sottogenere: infatti, il sound offerto in questo full length auto intitolato è quanto mai asciutto ed essenziale, ma non per questo meno incisivo e ficcante, nonostante non possieda certo la vis melodica, tanto per restare dalle nostre parti, di una band come i Ghostheart Nebula. Ma non solo di note e passaggi struggenti si nutre l’ascoltatore medio, perché il doom quando viene espresso con competenza, pur in una forma più racchiusa in se stessa, possiede un’uguale valenza artistica con la differenza che l’impatto emozionale si palesa con tempi diluiti ed è, quindi, più difficile da cogliere se non si presta la necessaria attenzione. Fin dalla title track posta in apertura è possibile cogliere un approccio aspro ma sempre ben radicato in territori doom, optando più spesso per rallentamenti di matrice funeral piuttosto che per rabbiose accelerazioni di stampo death; l’approdo recente alla conformazione di band vera e propria degli Éla, dopo i primi passi avvenuti come progetto solista, dona solidità e consistenza a un sound che ha forse la sua unica pecca in una certa uniformità stilistica e, probabilmente, lo sbocco compositivo ideale MarcoSg lo trova in Pan e in The Lighthouse, tracce in cui le variazioni e le trame chitarristiche si fanno notare fin dal primo passaggio. Infine, un altro punto di merito ascrivibile al sound della band trentina è quello di non ricordare in maniera marcata un gruppo in particolare e, quindi, pur non mostrando spiccate peculiarità, lo si può definire abbastanza personale e non scontato; spero che tutto quanto enunciato spinga chi ha voglia di leggere queste righe a supportare questo nuovo progetto, già fin d’ora meritevole d’attenzione ma dotato di un potenziale ancora del tutto da esprimere.

2021 – Endless Winter