Al netto dell’anomalia costituita dall’album dei Voy (Вой), venuto alla luce a quasi vent’anni dalla sua realizzazione, il primo “vero” full length di funeral doom pubblicato in Russia è stato nel 2005 quello auto intitolato degli Intaglio – anticipando di un mese Not A Gleam Of Hope dei Comatose Vigil – anche se poi le band guida del movimento sono diventate altre essendo rimasta quell’opera senza un seguito per oltre un decennio. D’altro canto uno degli altri elementi che hanno contribuito a rivestire di una certa aura di culto la band di Orel è anche il fatto d’essere la creatura musicale di quell’ Evgeny Semenov che successivamente segnerà la storia del doom estremo con la Solitude Productions, ovvero l’etichetta discografica con cui più il funeral death doom oggi si identifica. Prima l’uscita del singolo The Memory of Death nel 2019 e l’anno dopo la riedizione rivisitata del lavoro d’esordio hanno preparato il terreno al sospirato secondo full length, semplicemente intitolato II. Gli Intaglio non possiedono il solenne e drammatico senso della melodia dei Comatose Vigil e neppure le peculiari e talvolta dissonanti sonorità degli Who Dies In Siberian Slush e, oggi come allora, sono autori di un funeral ben eseguito e levigato, reso malinconico da un ottimo uso degli archi, ma aperto soluzioni più ariose specialmente quando i diversi ospiti si esprimono con evocativi toni puliti o lirici, in alternativa al sempre efficace growl prestato proprio da Evander Sinque dei citati WDISS. II è un lavoro di buono spessore ma non è il capolavoro che forse qualcuno auspicava, pur nel suo impeccabile incedere e nella cura messa da Semenov in tutti i particolari, incluso l’artwork affidato a un nome di spicco come quello di Mariusz Lewandowski. Personalmente ritengo che non ci siano tracce deboli o deludenti ma il lavoro offre la sensazione di peccare in coesione, un po’ come se i diversi brani siano stati composti in un lasso di tempo molto ampio – in fondo uno iato discografico così lungo avalla tale ipotesi – per cui a episodi dall’approccio più evocativo se ne alternano altri che presentano sprazzi di canonico funeral, oppure digressioni classicheggianti o post metal. Ad ogni buon conto sono proprio i due brani usciti come singolo (oltre al già citato The Memory of Death, l’album è stato anticipato anche da Subject To Time) a spiccare nel contesto, in virtù di quegli spunti carichi di un malinconico sentire capaci di fare la differenza. Chiunque può facilmente intuire, in ogni singolo frangente, che il lavoro degli Intaglio è opera di qualcuno che conosce a menadito le dinamiche e ogni piega di quest’ambito stilistico e tutto ciò si rivela funzionale alla proposta di un album soddisfacente, utile a confermare la rilevanza storica della band nella storia del sottogenere in patria, pur senza annoverare contenuti imprescindibili. In ogni caso, Evgeny il suo posto nel Pantheon del funeral death doom se lo è già ampiamente guadagnato per l’incessante e meritorio lavoro di divulgazione delle sonorità che più amiamo grazie all’etichetta che gestisce da oltre quindici anni con passione e professionalità.

2021 – Solitude Productions