Gli Indigo Raven si sono manifestati una prima volta lo scorso anno con un ep auto intitolato, in cui la matrice doom del sound proposto dal duo formato da Benoît Sangoï e Julie Docteur veniva in gran parte ricoperta dalla particolare aura conferita da un’interpretazione vocale apparentemente in linea con i dettami di band come Jex Thoth, Blood Ceremony e in parte The Wounded Kings. Tali impressioni potevano scaturire da un ascolto superficiale perché, in realtà, il sound della coppia francese era se possibile ancor meno ammiccante rispetto alle band citate e con una sottesa vena sperimentale pronta a palesarsi con maggiore decisione alla prossima occasione. L’uscita all’inizio del 2021 del singolo Into Dust, cover del brano inciso nel 1993 dai Mazzy Star, colpiva per la capacità di rielaborare un brano che nella versione originale si poggiava sulle tonalità adolescenziali di Hope Sandoval e sul tenue lavoro acustico di David Roback, mentre nelle mani degli Indigo Raven si gonfiava di pesantezza e oscurità senza snaturarne l’essenza e il potenziale emotivo. Looking For Transcendence, primo full length edito come la precedente canzone dalla Argonauta Records, etichetta genovese che di norma è un sinonimo di qualità quando si tratta di proporre certe forme di doom, sorprenderà non poco chi si trova per la prima volta al cospetto di questi transalpini diventati nel frattempo un trio con l’ingresso del bassista Jean Green, mentre chi ha potuto già apprezzarne i prodromi constaterà un ulteriore evoluzione della band in senso anticonvenzionale e sciamanico. Gli Indigo Raven esibiscono un approccio dai riff piuttosto essenziali, per quanto possenti, screziati talvolta da punture elettroniche (splendida in tal senso la seconda traccia Palin Genesis), mentre l’evocativa voce di Julie fa e disfa a proprio piacimento conducendo l’immaginazione in luoghi ancestrali dove vengono perpetrati indecifrabili riti; la lunghezza contenuta del lavoro contribuisce ad assimilarne le non semplici sonorità lungo una serie di brani musicalmente plumbei, chiusi da uno straniante ma significativo episodio, Where Lies Our Hearts, in cui la cantante si esibisce praticamente “a cappella” con in sottofondo la sua stessa voce sovra incisa. Tutto questo può bastare per attrarre o respingere gli ascoltatori in base alle proprie predilezioni, ed è superfluo specificare in quale delle due categorie mi vada a collocare.

2021 – Argonauta Records