I Funeralium sono sempre stati, fin dalla loro nascita, una sorta di espediente per consentire a Jonathan Théry (come d’uso qui con il nickname Marquis) di esasperare in senso funeral e depressive i contenuti musicali e lirici esibiti con gli Ataraxie; però, se all’epoca dell’uscita del primo full lenght auto intitolato, nel 2007, collocato temporalmente tra Slow Transcending Agony e Anhédonie, lo scostamento stilistico era decisamente più accentuato, la forbice con il tempo si è progressivamente ridotta, più per un inasprimento degli Ataraxie che non per un ammorbidimento dei Funeralium. L’ultimo atteso full length Decrepit – in cui Théry si fa accompagnare come sempre dallo storico sodale Frédéric Patte-Brasseur (alias Berserk, chitarra), dai consolidati Asmael Lebouc (chitarra) e Charles Ward (basso), oltre che dal nuovo batterista Raev – diventa così l’ideale seguito di Resignés, ancor più che di Of Throes and Blight, perché se a livello stilistico le differenze tra le due band persistono, sul piano concettuale quell’umanità che gli Ataraxie guardano con occhio disincantato raccontandone la rassegnazione o, ancor peggio, il disinteresse verso il proprio epilogo, qui viene ferocemente indicata e descritta come il vero cancro di un pianeta che vede nell’estinzione dell’Homo Sapiens l’unica possibilità di sopravvivenza e rinascita. La rabbia e il dolore che traspaiono da testi che non lasciano dubbi sul pensiero di Jonathan (che nel compito è stato coadiuvato da Lebouf) trovano la loro sublimazione in un’espressione musicale spaventosa per intensità e coraggiosa per costruzione, se si pensa che con sole quattro tracce si sfiorano gli ottanta minuti di durata complessiva e che Ruination, secondo brano nonché fulcro assoluto del lavoro, supera la mezz’ora e quando termina si è giunti appena a metà dello sviluppo dell’opera. Il funeral si alterna al depressive, accomunando i due sottogeneri che più di altri sono deputati a raccontare la rovina e la pena esistenziale, e in tal senso Théry alterna al classico growl uno scream che racchiude tutta la dolorosa disperazione derivante dal racconto di una tragedia che sta per compiersi in maniera lenta ma ineluttabile. Decrepit è un album aspro, complesso eppure commovente nel raffigurare un presente in cui prevale un ignavo individualismo e un futuro che conduce a un’invocata e liberatoria apocalisse, lasciando quale unico appiglio consolatorio (se così lo si può definire) la speranza che dai resti putrefatti della razza umana possa nascere un nuovo mondo, in grado di rigenerarsi senza ospiti indesiderati. A ben vedere, la cosa sconfortante è che i Funeralium non dipingono un quadro eccessivamente fosco e pessimistico, bensì si fanno carico di preannunciare, a rischio di subire il trattamento di un’inascoltata Cassandra, quello che solo l’orchestrina del Titanic composta dalla maggior parte degli abitanti del pianeta non riesce a vedere e neppure a immaginare. Decrepit è l’opera definitiva volta a descrivere lo sfacelo dell’umanità, un capolavoro che probabilmente molti ignoreranno preferendo crogiolarsi tra più innocui racconti di demoni, maghi e folletti.

2021 – Weird Truth Productions / Caligari Records / Seed Of Doom