Se oggi si vuole ascoltare un black death doom suonato con tutti i crismi e profondo, sia per sonorità che per contenuti lirici, è bene volgere lo sguardo agli ucraini 1914. Il moniker ovviamente non è una cifra casuale ma corrisponde all’anno in cui prese avvio la Prima Guerra Mondiale (quella che noi italiani definiamo del 15-18 prendendo come riferimento il periodo che ci ha riguardato direttamente) ma, a differenza di tante altre band che si sono cimentate con l’argomento, l’evento bellico non viene esaltato in quanto tale bensì è descritto con un occhio di commiserazione e allo stesso tempo di ammirazione per le gesta di eroi inconsapevoli quanto anonimi, scaraventati loro malgrado in quello che si rivelerà uno dei peggiori massacri della storia, da qualsiasi parte lo si voglia guardare. Sulla pagina Facebook della band di Lviv campeggia la frase “Where death becomes absurd and life absurder”, tanto per dirimere ogni equivoco, e la musica che ne consegue è una conseguenza di tutto ciò, rivelandosi potente, corrosiva e altrettanto drammatica, facendo sfigurare nel confronto gran parte della possibile concorrenza (anche dal nome illustre) in virtù di un approccio dall’intensità non comune. I nostri non sono solo maestri nel proporre trame estreme, ora travolgenti in nome di un martellante black o di un corrosivo death, ora avvolgenti e rallentate nei momenti in cui si palesa il doom, ma infarciscono il lavoro di campionamenti vocali e di musiche d’epoca, senza contare una traccia magnifica quanto anomala in tale contesto come Coward (interpretata da Sasha Boole, musicista ucraino dedito al folk) che riporta alla mente dei Jethro Tull in versione acustica. Questa canzone arriva dopo il capolavoro dell’album, Don’t Tread on Me (Harlem Hellfighters), dedicato alla leggendaria unità di fanteria afroamericana che, al ritorno in patria, invece di ricevere i dovuti onori dovette fronteggiare la segregazione razziale, mentre a seguire, in …And a Cross Now Marks His Place, presta la sua illustre ugola Nick Holmes.Where Fear and Weapons Meet è un’opera che supera l’ora di durata ma, quando si arriva all’epilogo non c’è alcuna stanchezza perché l’abilità dei 1914 e la varietà del sound proposto fanno sì che, a livello di consuntivo, resti la consapevolezza d’aver ascoltato uno dei migliori album del settore tra quelli usciti negli ultimi anni, dando continuità a due altri lavori superbi come l’esordio Eschatology of War (2015) e il successivo The Blind Leading the Blind (2018).

2021 – Napalm Records