Eccomi alle prese con uno di quegli album dannatamente anacronistici e che possono agganciare solo quelli che se strafregano del fatto che la musica ivi suonata sia tutt’altro che innovativa e di impeccabile resa sonora. Lady Mortis è il progetto del brasiliano Lutus (André Bandina), musicista attivo in diversi progetti estremi nell’area gravitante tra Campinas e San Paolo e Winter Farewell Poem è il secondo full length dopo quello d’esordio nel 2019. Il nostro sembra sbucare direttamente dagli anni novanta, esibendo le sonorità che all’epoca venivano portate avanti con dignità dalle molte band minori che si erano messe in scia ai My Dying Bride ma buttando anche più di un occhio ai The Gathering di Always, aggiungendovi in questo caso un background black metal che più true non si può; benché decida di non fare tutto da solo e si faccia accompagnare da quattro compari, l’album risulta ugualmente disseminato di imperfezioni ma, allo stesso tempo, anche di passaggi dal notevole impatto che rendono questa mezz’ora scarsa di musica piacevole alle orecchie degli appassionati che non dimenticano d’essere cresciuti ascoltando musica diffusa da apparati improbabili (se venivano definiti “mangiacassette” un motivo ci sarà pure stato…). Si obietterà che nel 2021 un offerta del genere giunge perlomeno fuori tempo massimo, ma è irresistibile il fascino perverso che su di me esercita un’espressione musicale così artigianale, arrivando a farmela prediligere a certe levigate produzioni prive di pecche ma anche di slanci emotivi.

2021 – Autoprodotto