Non è mai semplice cimentarsi all’interno di sottogeneri che lasciano oggettivamente ben pochi spazi di manovra come lo è, per esempio, il death doom nella sua versione “old school”; quale sia la strada ideale da intraprendere per pubblicare un album che, pur mantenendo ben saldi i dettami di quel sound, possieda la forza e l’impatto per farsi largo ed emergere tra le miriadi di uscite solo apparentemente simili ce lo mostrano i Burial con il loro primo full length Inner Gateways to the Slumbering Equilibrium at the Center of Cosmos. L’impressionante copertina donata dalle sapienti mani di Paolo Girardi non è un fattore determinante ma è un primo indizio qualitativo (il secondo è quello dell’uscita per la Everlasting Spew) dell’operato di questa band che unisce musicisti provenienti da diverse parti dell’Italia, nata sulla spinta del chitarrista toscano Leonardo Bellavista circa dieci anni fa ma fattasi tangibile, dopo il demo d’esordio del 2016, in tempi più recenti con l’uscita di un ep e di un altro demo e, lo scorso anno, con la compilation The Aeons of Horror, riassuntiva di quanto fatto fino a quel momento nella conformazione di duo, con il vocalist e bassista Eros Fagni a coadiuvare il fondatore. L’approdo alla struttura di band vera e propria, con l’ingresso del batterista Samuele Scalise e del secondo chitarrista Morgan Bernardini non può essere considerato un fattore secondario perché contribuisce a rendere la proposta dei Burial più corposa e piena senza perdere nulla in morbosità e potenza. Un immaginario lirico che trae ispirazione dalla letteratura lovectraftiana viene avvolto da un sound che è martellante e impietoso nelle sue accelerazioni, più frequenti nella prima parte dell’opera, ma spesso anche rallentato e strisciante, capace di creare quei momenti di sospensione atti all’evocazione delle maligne e impure divinità sotterranee. Il notevole strumentale Absynt Visions Conceive Unspeakable Beings riveste il ruolo di ideale spartiacque dell’album, essendo collocato proprio a metà tra le cinque tracce, in quanto i due brani successivi sembrano proseguire su questo andamento più rarefatto pur senza rinunciare alle brusche sfuriate di matrice death. Se, come detto, è difficile derogare più di tanto dalle linea guida dettate all’inizio degli anni novanta da Winter e Disembowelment, i Burial riescono con un lavoro oggettivamente impeccabile a catturare l’attenzione dell’ascoltatore in virtù di un ideale dosaggio delle varie componenti del sound, sfuggendo al rischio di offrire tre quarti d’ora di rallentata brutalità fine a se stessa, pur tenendosi alla larga da qualsiasi ipotesi di ammiccamento melodico. Per quanto mi riguarda, Inner Gateways to the Slumbering Equilibrium at the Center of Cosmos è la migliore prova da parte di una band italiana che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni in questo ambito sitilistico.

2021 – Everlasting Spew Records