Notevole e a suo modo sorprendente questo full length d’esordio dei Vermian, duo formato da musicisti dei quali sinceramente non avevo mai sentito parlare finora. L’inglese Andie Gill (strumenti e composizione) e l’irlandese Seán Gorman (voce e testi) hanno messo insieme un album davvero pregevole per esecuzione e convincente in ogni suo passaggio, districandosi al meglio con un death doom di base old school ma che, di fatto, include più di un passaggio intriso di un sentire malinconico e melodico. Preannunciato da una serie di singoli, l’album dei Vermian si dipana per circa tre quarti d’ora lasciando solo impressioni favorevoli, anche in virtù di una relativa varietà al cui raggiungimento non è estraneo il ricorso a diversi ospiti, tutti di “notorietà” pari a quella dei due titolari della band, con l’eccezione di Mike Midgley, ovvero il Mr. William Wight-Barrow che ha suonato la chitarra nell’ultimo lavoro dei grandi A Forest of Stars. Infatti, tra l’opener Deargadaol, figlia legittima dei migliori Vallenfyre di Greg Mackintosh, e la conclusiva e più lunga nonché elaborata After the Rain, ogni traccia ivi racchiusa ha una confortante capacità di attrarre l’attenzione dell’ascoltatore, grazie a una prova vocale di spessore di Gorman, portatore di un growl senza divagazioni ma tremendamente efficace, e di un ispirato impeto compositivo dell’ottimo Gill. Per chi ossiede un orecchio abituato al genere, è facile cogliere nell’operato dei Vermian tutti quei riferimenti di scuola britannica che vengono rielaborati in maniera sufficientemente personale e resi nel migliore dei modi a livello sonoro: tanto dovrebbe bastare per prestare attenzione a questo duo che si trova solo all’inizio di un percorso di un certo interesse.

2021 – Autoprodotto