Un nuovo album a due anni di distanza dal precedente riporta i Swallow The Sun ai ritmi produttivi del primo decennio del secolo e ciò potrebbe essere interpretato come un buon segnale, considerando che tra Songs from the North I, II & III e When a Shadow Is Forced into the Light ne erano trascorsi ben quattro e che il corposo live 20 Years of Gloom, Beauty and Despair: Live in Helsinki risale solo allo scorso luglio. In realtà, la ritrovata prolificità compositiva di Juha Raivio non sta a indicare che il musicista finlandese sia finalmente riuscito a venire a patti con i demoni che ne lacerano l’animo, dopo la dipartita avvenuta cinque anni fa della compagna Aleah Starbridge, tutt’altro: l’elaborazione del lutto, ammesso che sia possibile, è ben lungi dal suo completarsi ed è la causa più probabile dell’approdo a un sound che appare sempre più ripiegato su se stesso, privilegiando un malinconico struggimento rispetto al furore melodico degli esordi. Va detto però che, rispetto a When a Shadow Is Forced into the Light, in Moonflowers si possono riapprezzare quei sobbalzi ritmici di cui i Swallow The Sun sono i maestri indiscussi, in grado di scaraventare repentinamente l’ascoltatore in un più doloroso e rabbioso sentire rispetto all’ormai abituale mood melanconico. Per quanto riguarda il valore di quest’album, come sempre è la soggettività a farla da padrona: basta leggere le molte recensioni già pubblicate che, se messe a confronto, talvolta sembrano parlare di dischi differenti, ma il problema non deriva da quanto sia competente chi scrive bensì da una diversa percezione individuale del sound qui contenuto. Detto ciò, io appartengo alla categoria di chi considera Moonflowers un album splendido, a suo modo molto fruibile ma non quanto lo poteva essere nella sua “insostenibile leggerezza” (almeno per me) When a Shadow Is Forced into the Light. I Swallow The Sun piazzano due gioielli a inaugurare la tracklist, brani come Moonflowers Bloom in Misery ed Enemy utili a ricordare che i nostri sono stati uno dei nomi più luminosi di sempre in ambito death doom melodico, anche se complessivamente oggi tale etichetta può apparire fuori luogo. D’altro canto, a una prima parte in cui levità e ruvidezze convivono in maniera alquanto fluida, esaltate come nel resto del lavoro dall’utilizzo degli archi a esautorare quasi del tutto le tastiere, ne segue una centrale che riporta a toni più intimisti: il growl scompare dalle tonalità usate da un sempre più convincente Kotamäki, lasciando il proscenio a sonorità ben più morbide e cullanti, per quanto ugualmente riuscite e non meno plumbee a livello di intenti, se si va a scavare più a fondo. Non a caso qui troviamo i brani che hanno ricevuto i responsi più contraddittori, All Hallow’s Grieve, in cui Mikko duetta con Cammie Gilbert degli Oceans of Slumber, e The Void: si tratta di due episodi dove l’afflato melodico si avvicina pericolosamente, ma senza mai raggiungerli, ai limiti della stucchevolezza. The Fight of Your Life si allinea emotivamente alle altrettanto evocative Woven into Sorrow e Keep Your Heart Safe from Me, mentre fa storia a sé l’ultima traccia in scaletta, This House Has No Home, contenente repentine sfuriate black comunque calmierate da passaggi che ricordano con chiarezza quale sia il nuovo corso della band. A livello di consuntivo, Moonflowers è un album che non ci si stanca mai di ascoltare, anche perché non ci sono canzoni deboli, e se qualcuno si spaventa perché un brano dura sei o sette minuti francamente dovrebbe dedicarsi a qualsiasi altro genere che non sia il doom. L’esortazione è quella di godere di questo sforzo artistico dei Swallow The Sun – che nelle edizioni limitate include tutte le canzoni anche in versione solo orchestrale, mentre per chi vuole abbinare le immagini alla musica su YouTube è disponile l’intero album accompagnato dalle animazioni della Dronicon Films – per quello che è, ovvero il frutto genuino del lavoro compositivo di uno dei migliori musicisti dei nostri tempi, Juha Raivio, del quale consegno una rivelatoria esternazione postata sulla sua pagina Facebook: “I don’t know anymore if writing this music will save me, or kill me. But at least it was always honest“. Ecco, in queste poche parole sta racchiuso tutto quanto serve per capire.

2021 – Century Media Records