Zău non è soltanto il nono album dei Negură Bunget, come da un arido computo statistico si può dedurre, ma è soprattutto il completamento della trilogia transilvanica ideata da Gabriel Negru Mafa e che la sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2017, ha interrotto bruscamente dopo l’uscita dei primi due capitoli, Tău e Zi. Facendo tesoro del lascito del leader, sotto forma di tracce di batteria e demo già registrate, i membri superstiti hanno lavorato in questi anni per completare il lavoro che, presumibilmente, dovrebbe chiudere per sempre la parabola artistica di questa band che ha scritto pagine indelebili sia nella sua configurazione originaria, con il triumvirato comprendente anche Hupogrammos e Sol Faur (che dopo lo strappo avvenuto negli anni successivi all’uscita del capolavoro Om daranno vita ai Dordeduh), sia in seguito con il solo Negru alla guida di un manipolo di magnifici musicisti. I Negură Bunget post scissione hanno visto un incremento della componente folk, per cui il black metal che era trave portante dei primi lavori ha mantenuto un ruolo importante ma non più predominante nello sviluppo del sound, anche se è indubbio che le emozioni continuano a giungere prevalentemente proprio dai passaggi in cui le due anime si fondono in maniera indissolubile; ne deriva quindi che Zău è la logica continuazione dei due precedenti album che, a loro volta, risultavano ancora più intrisi di un eterea spiritualità rispetto al primo parto dei Negură Bunget mark II, ovvero Vîrstele Pămîntului. Se parte della critica (soprattutto quella di matrice metal) non sempre ha apprezzato la svolta ambient folk della band rumena, per chi si bea della limpidezza sonora e della trasposizione in musica dei maestosi scenari transilvanici, l’ascolto di un’opera come Zău rappresenta l’ennesimo appuntamento non procrastinabile con l’arte musicale; la voce di Tibor Kati, il tappeto sonoro costruito da Adi Neagoe con la chitarra e le tastiere e gli strumenti etnici maneggiati da Petrică Ionuţescu riportano ancora idealmente tra noi Gabriel Mafa, il suo lavoro percussivo e i testi evocatori di visioni ancestrali, lungo cinquanta minuti di suoni che si rivelano una volta di più ideale nutrimento per l’anima, lasciandoci in eredità il rimpianto per un cammino giunto al suo inevitabile epilogo.

2021 – Lupus Lounge